Alla scoperta di Kalabaka
Constatando che il flusso turistico della nostra zona si concentra fuori da Kalabaka e che gran parte delle informazioni sulla città disponibili in rete è errata o distorta, proponiamo itinerari al suo interno, tra monumenti e luoghi di interesse storico, culturale, naturalistico e non solo. Segnaliamo l’abbandono di molti di questi luoghi e la necessità di valorizzarli e farli conoscere, affinché i visitatori possano scoprire meglio la città e gli abitanti ne ricavino molteplici benefici.

(Meteora by night.jpg · Argiriskaramouzas · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0)
Questa nostra pubblicazione1 nasce da due spunti.
Il primo è costituito da diversi articoli recenti secondo cui «le Meteore sono state invase dai visitatori». Gli stessi articoli aggiungevano: «Ma Kalabaka? (…) La città di Kalabaka non riesce a sfruttare il grande flusso turistico che raggiunge la zona. La sfida per l’amministrazione comunale di Meteora è trattenere i turisti il più a lungo possibile nella città di Kalabaka, valorizzando anche altre destinazioni o attrazioni, con evidenti vantaggi per l’economia locale.»
Il secondo spunto è stata l’iniziativa organizzata dal Comune di Meteora, intitolata «Conosco i luoghi di interesse della mia città», in occasione della Giornata mondiale del turismo. Alunni e insegnanti delle scuole del comune erano invitati a «diventare turisti nella nostra città. L’obiettivo è far sì che gli alunni amino la nostra città e diventino al tempo stesso “ambasciatori” di un’ulteriore promozione dell’offerta turistica del nostro territorio.» Eppure, invece di visitare la propria città, gli alunni hanno partecipato —con l’eccezione di un monumento— a un itinerario fuori città.
Nel testo che segue proporremo itinerari di visita all’interno di Kalabaka, che abbiamo percorso durante uscite didattiche con i nostri alunni, soffermandoci su luoghi di maggiore o minore interesse per chi visita la città. Una visita completa di tutti i luoghi di interesse culturale, storico, naturalistico e di altro genere richiederebbe molte ore, in pratica diversi giorni. La sua organizzazione dipende dal mezzo di trasporto —a piedi, in automobile, in motorino o in bicicletta—, dal luogo di soggiorno o di partenza, dagli interessi del visitatore —monumenti religiosi, antichità, periodo medievale o moderno— e così via.
Va detto che abbiamo spesso partecipato a visite e visite guidate, condotte da professionisti o da altre persone, e le nostre esperienze sono state pessime. Pur essendo svolte con cura, entusiasmo e amore per l’argomento, oltre che con rispetto per il visitatore, le visite offrono racconti che raramente corrispondono alla verità storica. Spesso si ripetono senza alcun vaglio narrazioni storiche infondate reperite in rete, mentre la ricerca seria di moltissimi storici che si occupano della zona resta ben nascosta in pubblicazioni difficilmente accessibili al grande pubblico.
Itinerario di visita
Inizieremo dal centro della città, dove «durante lo scavo delle fondazioni nella proprietà di Apostolos Vlioras, al numero 49 di via Georgiou Kondyli, presso piazza Rigas Feraios, sono venute alla luce tre tombe a cista; in una di esse sono stati rinvenuti sei piccoli lekythoi fusiformi e un’urna cineraria contenente i resti cremati del defunto.»2 Un ritrovamento che ci mette in contatto con il passato ellenistico della città e ci induce a chiederci dove sorgesse l’antica città fortificata di Aiginion e dove si trovasse la sua necropoli fuori dalle mura.
Salendo, passiamo accanto alla casa in pietra che durante l’occupazione fu requisita per ospitare la caserma dei Carabinieri italiani. Poco più in alto, ancora sepolto sotto la strada, si trova un enorme pithos, un antico recipiente da stoccaggio, anch’esso proveniente dalle case rurali ellenistiche esterne alle mura.
Proseguendo di poco, entriamo nella cinta muraria antica e raggiungiamo il centro: l’agorà dell’Aiginion ellenistica, il forum della Æginium romana. Dall’antica Aiginion proviene un’iscrizione onoraria3 dedicata dalla città degli Aiginiei agli imperatori Settimio Severo e Caracalla, databile al 199–210 d.C. e conservata, reimpiegata nella muratura, nella chiesa di San Giovanni Battista. Il testo non precisa il motivo dell’onore: probabilmente esprime la lealtà della città alla dinastia dei Severi, come iscrizioni analoghe di altre città. Nei dintorni sorgevano numerosi edifici pubblici —uno dei quali sarebbe divenuto, in epoca moderna, la Scuola Konstantios—, un bagno pubblico, molte statue, di alcune delle quali restano tuttora le basi, e numerose iscrizioni di manomissione di epoca romana. Alcune giacciono abbandonate e ormai illeggibili nei dintorni, lasciate al proprio destino per l’indifferenza dei «responsabili».
Gli studi e la nostra esperienza ci insegnano che i turisti e i viaggiatori stranieri sono più interessati alle antichità greche e romane che a quelle del periodo tardo-bizantino. Eppure noi non ci preoccupiamo affatto di valorizzare questo aspetto della nostra città…
Qui il visitatore può vedere anche le chiesette di San Giovanni Battista e di Santa Barbara, con fasi costruttive tardo-bizantine e di epoca ottomana e numerosi materiali di spoglio reimpiegati nelle murature.
Più a nord, l’edificio della Scuola Konstantios offre l’occasione per parlare dell’istruzione a Kalabaka durante il dominio ottomano e dopo la liberazione. La vista sul monastero di Santo Stefano invita inoltre a illustrarne la storia e i legami spirituali e materiali con Kalabaka.4
Salendo ancora, raggiungiamo lo spiazzo sul quale dominava il palazzo episcopale fino al 18 ottobre 1943, quando Kalabaka fu incendiata dalle truppe tedesche di occupazione.5 Anche qui si presenta l’occasione di far conoscere al visitatore i particolari degli eventi. Secondo testimonianze inedite che pubblicheremo prossimamente, l’edificio esisteva in quel luogo almeno dalla metà del XIV secolo; dopo la liberazione dal dominio turco, ospitò diverse scuole di Kalabaka.
A nord si trova la chiesa della Dormizione della Madre di Dio di Kalabaka, sulla quale durante le visite si sentono innumerevoli inesattezze: per esempio, il riferimento all’inesistente pittore di icone Kalonitis, che compare persino in un recente libro sulla chiesa, per altri aspetti pregevole! A quanto pare, pochissimi hanno letto l’importante studio Redating the Basilica of Dormition,6 che esclude una fase paleocristiana del monumento e fornisce le corrette datazioni delle sue varie fasi, dal IX–X fino al XX secolo. Raramente le guide richiamano l’attenzione anche sugli importantissimi materiali di spoglio della parete meridionale: iscrizioni, figurine, pitture sacre e altri elementi di epoca ellenistica, romana e più recente.
Dopo aver ascoltato o letto qualche notizia sulla vicina chiesetta di Tutti i Santi, il visitatore può conoscere i nomi delle rupi sovrastanti, e l’etimologia di tali nomi, insieme alla storia dei monasteri della Santissima Trinità, di San Callistrato, dei Santi Arcangeli, delle Catene dell’apostolo Pietro e dei Santi Apostoli, sulle rupi visibili da Kalabaka.7
Proseguendo, il visitatore si fermerà alla chiesetta con doppia dedicazione ai Santi Nicola e Antonio, la cui interessante storia risale almeno agli inizi del XVI secolo, come documenta uno studio recente.8
A ovest si trovano le rovine della residenza del notabile ottomano di Stagoi Giannakis Kalabakas, la cui storia è stata recentemente portata alla luce dai nostri studi9 —e ne siamo orgogliosi!—; i più recenti sono apparsi nei volumi 84 e 85 del periodico Thessaliko Imerologio, del 2024. Accanto sorgono la cappella privata della famiglia Kalabakas, dedicata ai Santi Basilio, Costantino ed Elena, e diverse opere di fortificazione ellenistiche e romane, che si estendono fino alla zona di Aglistra,10 dove terminava l’estremità nord-occidentale delle mura di Aiginion e Stagoi, oltre ad altre costruzioni, come la galeagra, del tutto sconosciuta!
Questo luogo e quelli vicini, dove sorgono le rupi di Kleftogiorgis, con l’omonima gola a sud, si prestano senz’altro al racconto della grande battaglia di Kalabaka del 185411 e dell’insurrezione di Papa-Thymios Vlachavas,12 poiché alcuni combattimenti si svolsero proprio qui.
La vicina rupe di Arfantogiannis ci riporta invece al XIV secolo e a Theodoros Orphanoioannes, allora a capo di Stagoi: vicende e personaggi alla cui riscoperta e valorizzazione siamo felicissimi di aver contribuito con i nostri studi e le nostre ricerche!13
Naturalmente, al Museo della rappresentazione digitale i visitatori possono vedere documentari sui luoghi di interesse dentro e fuori Kalabaka. Apposite postazioni informatiche da collocare nel museo permetterebbero inoltre di leggere o guardare autonomamente ciò che più interessa della storia e dei monumenti della zona.
L’itinerario può proseguire verso Nichoria e il colle di Dafni, dove nel 1854 si erano accampate le forze turche, oppure verso il colle del Profeta Elia, dal quale si può osservare il territorio circostante e individuare diversi luoghi di interesse.14
Ai piedi del colle di Dafni si può ammirare «lo Xenia15 di Kalabaka, considerato una delle opere più importanti di Aris Konstantinidis e forse la più importante dell’architettura greca del XX secolo. È un punto di riferimento di grande forza per Kalabaka». Purtroppo è stato abbandonato e cade in rovina, benché l’area circostante sia stata recentemente riqualificata.
(La frequente e voluta ripetizione dell’avverbio purtroppo nasce dalla nostra delusione per l’abbandono dei monumenti e l’indifferenza verso la loro valorizzazione…)
Più oltre, e purtroppo ormai sotto l’autostrada E65 attualmente in costruzione, si trova la fornace medievale per mattoni e tegole16 dell’XI–XII secolo, che in un nostro studio abbiamo messo in relazione con gli impianti molitori e i vicini terreni destinati ai mulini documentati nel 1163.17 Da lì passava anche uno dei maggiori canali di alimentazione dei mulini della Grecia, che azionava decine di mulini ad acqua18 fino a Trikala.
Da questa parte, accanto al vecchio mulino ad acqua, si trova il monumento agli abitanti di Kastraki fucilati dalle truppe di occupazione. Poco più a est si apre una delle gallerie scavate agli inizi del XX secolo per collegare per ferrovia la Tessaglia alla Macedonia: un progetto interrotto soprattutto a causa della seconda guerra mondiale.
Più a est sorge il colle del Profeta Elia, da cui in epoca ellenistica, romana e medievale si sorvegliavano i movimenti militari alle pendici del Koziakas. Lì, a sud-ovest del Peneo, passava infatti la strada che dall’Epiro, e in parte dalla Macedonia, conduceva in Tessaglia. Per questo gli abitanti di Aiginion avevano costruito un posto di guardia a sud-est di Diava, del quale restano le rovine. Anche Faloreia, importante città filo-macedone dell’età ellenistica, aveva un proprio posto di guardia e osservazione, le cui rovine si conservano sopra il villaggio di Vytoumas, nello stesso periodo in cui sul Koziakas e oltre operavano gli Atamani di Aminandro.
Sarebbe interessante installare sul colle del Profeta Elia pannelli resistenti alle intemperie, con fotografie di questi monumenti e brevi notizie storiche. Lo stesso andrebbe fatto in molti, se non in tutti, i luoghi di interesse fin qui citati e in quelli che menzioneremo in seguito, per informare il visitatore.
Alle pendici del Profeta Elia manca purtroppo un monumento che ricordi la fucilazione degli abitanti di Vasiliki da parte delle truppe tedesche di occupazione.
Proseguendo, potremmo passare dalla quarta scuola elementare, per anni sede della 42ª Brigata,19 che ebbe un ruolo sia nelle guerre nazionali sia —purtroppo— nella guerra civile, durante la quale si combatté anche nella vicina via Pindou e in altri punti della città. Potremmo inoltre passare dalla casa neoclassica «di Lytaris», «progettata da uno degli ingegneri impegnati nella costruzione della strada Kalabaka–Ioannina».20
Più a sud-est, tra il bell’edificio neoclassico dell’albergo Akropolis —costruito nel 1896, dieci anni dopo il completamento della stazione ferroviaria di Kalabaka, e demolito senza alcuno scrupolo nel 1996!— e la stazione, si potrebbero fornire informazioni sul luogo in cui nel 1919 furono trovate «tre tombe della fine del II o degli inizi del I secolo a.C.»,21 una delle quali recava il nome Kletagora.22
Più a sud, gli edifici della stazione ferroviaria di Kalabaka sono stati dichiarati già nel 1997, con la Gazzetta ufficiale n. 614 del 22 luglio 1997, «monumenti storici tutelati (…) insieme alla nuova e alla vecchia rimessa locomotive, alla terza rimessa, all’edificio del dormitorio del personale, alla torre dell’acqua e alla piattaforma girevole. (…) Sono esempi pregevoli e rappresentativi dell’architettura della fine del secolo scorso, costruiti tra il 1881 e il 1886 dall’ingegnere Evaristo de Chirico, che insieme a Theodoros Mavrogordatos aveva assunto la realizzazione della Ferrovia della Tessaglia. Costituiscono inoltre un punto di riferimento per gli abitanti della zona, legato a memorie storiche, e sono indispensabili per lo studio della storia dell’architettura.»
Abbiamo appreso con grande gioia che i responsabili della Fondazione italiana Giorgio e Isa de Chirico avevano letto un nostro precedente studio sull’argomento23 e desideravano contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione degli edifici tutelati, intervenendo anche presso la proprietà italiana di Hellenic Train. I nostri amministratori locali, invece, sono rimasti del tutto indifferenti!
Una tristezza simile ci assale quando costeggiamo l’abbandonata Industria statale del legno di Kalabaka, a sud-est della stazione, e ci dirigiamo verso la tomba della prima età del ferro, del X secolo a.C., …sepolta sotto via Syrou, con il corredo funerario scomparso in un’altra città. Ricordiamo che tutti i reperti rinvenuti nel tempo a Kalabaka, in scavi casuali —non ne sono mai stati condotti di sistematici, benché il Comune e tutti noi dovremmo pretenderli—, si trovano fuori città o sono …andati perduti, invece di essere raccolti, come dovrebbero, in un Museo diacronico di Kalabaka!
Nella vicina zona di Parasporia si colloca anche Saïta, accompagnata dalla sua bella leggenda. Più a sud si trovavano gli altri mulini ad acqua di Kalabaka, ormai scomparsi, e la chiesetta di San Mena, anch’essa scomparsa: un’altra zona in cui si combatté nel 1854.
Proseguiamo poi lungo le vie Chatzipetrou24 e Vlachava,25 parlando della storia di queste due importanti figure e del loro contributo alla causa greca. Raggiungiamo così quella che era la piazza centrale di Kalabaka prima della costruzione della cattedrale di San Bessarione. Il pensiero torna al gennaio 1943, quando decine di donne e uomini di Kalabaka furono radunati dagli italiani per essere fucilati, ma vennero salvati grazie all’ufficiale italiano Fiorentino, innamorato di una donna di Kalabaka!26
Scendiamo verso la chiesetta di Sant’Atanasio, che conserva diversi materiali di spoglio, tra cui il pluteo marmoreo27 proveniente dalla prima iconostasi della chiesa della Dormizione. Vi giunse dopo il terremoto del 1544, che fece crollare il tetto della chiesa e rese necessari estesi lavori di restauro e decorazione pittorica, conclusi il 15 agosto 1573.
Passando per via Sokratous, sopra il pithos28 sepolto in situ, cioè nel luogo del ritrovamento, attendiamo l’occasione di valorizzarlo ed esporlo in un museo di Kalabaka. Lo stesso vale per quello di via Ramou: entrambi fanno pensare alla presenza di officine ceramiche nell’antica Aiginion. Raggiungiamo poi il Liceo di Kalabaka, ne conosciamo la storia e scopriamo come la palestra d’anteguerra, grazie alla Kalabaka Benefit Society degli emigrati greci d’America, sia stata trasformata prima in Ginnasio e poi in Liceo. Su appositi pannelli si potrebbero vedere fotografie d’anteguerra della zona di Pouliana, che accolse profughi in diverse epoche storiche, dapprima in tende e poi in abitazioni più stabili.
Segnaliamo inoltre di aver presentato alle autorità competenti una proposta per la digitalizzazione dei registri degli alunni della Scuola ellenica, o Scholarchio, poi del Ginnasio, e di altre scuole di Kalabaka e dei villaggi del Comune di Meteora (1889–1950), nonché dei registri della popolazione maschile di Kalabaka e degli stessi villaggi (1844–1950). Sarebbe opportuno pubblicarli in volume e in un’applicazione per telefoni e tablet, affinché le famiglie di oggi possano conoscere i propri antenati e gli studiosi —storici, sociologi e altri— possano utilizzarne i dati nelle loro ricerche. Con queste pubblicazioni il nostro Comune contribuirebbe a far conoscere la storia più recente, dimostrando rispetto concreto per le fonti archivistiche di cui dispone.
A nord del Liceo, accanto alla chiesetta di San Demetrio, il cimitero risalente alla guerra civile29 offre l’occasione per una sosta di riflessione sui tragici aspetti e sulle conseguenze del conflitto anche nella nostra zona, soprattutto sugli eventi del 12 agosto 1948 e sui combattimenti a Kalabaka.
La tappa successiva può essere Sopotos,30 ma non nelle condizioni attuali: la fontana va valorizzata e gli edifici, le strade e gli spazi aperti circostanti richiedono interventi architettonici ed estetici che ne facciano un gioiello di Kalabaka. Vanno valorizzate anche le altre antiche fontane, come quelle di Pouliana, Platanos, del Giudice di pace e di Elies, affinché i più giovani comprendano che cosa significhi vivere in una casa senza acqua corrente e doverla trasportare dalla fontana più vicina.
L’ultima sosta potrebbe essere alla chiesetta di San Giorgio,31 la cui iscrizione data la fase più antica al 1571/72, sotto il vescovo di Stagoi Ioasaf, lo stesso che provvide alla decorazione pittorica della chiesa della Dormizione nel 1573. Nel 1798 la chiesa fu rinnovata dai figli di Giannakis Kalabakas, notabile di Stagoi.32 È significativo che tra i materiali di spoglio della chiesetta vi sia anche un antico tropeion, elemento di un frantoio per olive!
A nord-ovest di San Giorgio, le mura di Aiginion/Stagoi si chiudevano contro le rupi: per questo vi si vedono numerose opere di fortificazione sulla roccia. Il passaggio attraverso Zonari era protetto da un muro e da un …kastraki, un piccolo castello, nell’odierno villaggio di …Kastraki!
Epilogo
Questi sono soltanto alcuni dei tanti luoghi di interesse di Kalabaka sui quali si potrebbero scrivere interi libri e realizzare documentari. Farli conoscere e raccontarne la storia servirebbe tanto ai visitatori quanto agli abitanti: molti, soprattutto tra le generazioni più giovani, non la conoscono o ne hanno un’idea distorta, perché la rete, alla quale si affidano come fonte, abbonda di inesattezze e fatti travisati.
Purtroppo molti dei luoghi descritti sono stati abbandonati al proprio destino, in balia delle intemperie, dei trafficanti di antichità, dei ladri e dei ricettatori, o del peggiore dei pericoli: l’ignoranza del loro valore e l’abbandono che ne deriva.
Purtroppo monumenti con oltre duemila anni di storia sono lasciati andare in rovina mentre ci sforziamo di valorizzarne altri molto più recenti e situati fuori città. Il nostro obiettivo dovrebbe invece essere portare persone dentro Kalabaka e offrire loro attività e visite al suo interno, così da aumentare i pernottamenti e procurare benefici economici a tutti gli abitanti.
Naturalmente, itinerari analoghi di interesse culturale, storico e di altro genere dovrebbero irradiarsi anche verso i villaggi del Comune di Meteora, affinché lo sviluppo coinvolga in modo equilibrato tutti i suoi centri abitati e la loro popolazione.
Al tempo stesso, queste iniziative eserciterebbero pressione perché i monumenti della zona vengano restaurati e valorizzati: perché apra finalmente la grotta di Theopetra, il monumento del nostro territorio di maggiore importanza mondiale, uno dei pochi siti al mondo abitati continuativamente dal Paleolitico al Neolitico; perché sia riparato il ponte di Sarakina e siano valorizzati tutti gli importanti ponti antichi in pietra del comune, invece di lasciarli crollare come è purtroppo accaduto al ponte di Mokosi, e così via.
Sarebbe auspicabile creare un’applicazione per telefoni o tablet disponibile nella lingua del visitatore. Inserendo le proprie preferenze —tempo a disposizione, monumenti di una determinata epoca: ellenistica, romana, bizantina, ottomana o moderna; interessi religiosi, naturalistici e così via—, questi potrebbe consultare una mappa e brevi informazioni su ciascun monumento e visitare i luoghi desiderati al proprio ritmo.
Cerchiamo finalmente tutti di conoscere a fondo i monumenti e la storia del nostro territorio e adoperiamoci per farli conoscere in modo attendibile ai visitatori e ai viaggiatori, greci e stranieri…
Note
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2. «Αρχαιότητες και μνημεία κεντρικής και δυτικής Θεσσαλίας. Βυζαντινά και μεσαιωνικά μνημεία Θεσσαλίας», Αρχαιολογικόν Δελτίον (Β₂. Χρονικά), 29 (1973–1974, Αθήνα 1979) 572.
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3. Μαίρη–Ηλέκτρα Ζάχου–Κοντογιάννη, «Απελευθερωτικές επιγραφές Αιγινίου (Καλαμπάκας)», Εγνατία, 7 (2003) 30–31 & Σπυρίδων Βλιώρας, Αναθηματική επιγραφή των Αιγινιέων σε δύο Ρωμαίους Αυτοκράτορες, www.academia.edu/24977436, Καλαμπάκα ²2016.
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4. Σπυρίδων Βλιώρας, Κωνστάντιος, ηγούμενος αγίου Στεφάνου Μετεώρων, www.academia.edu/37053972, Καλαμπάκα ²2018.
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5. Σπυρίδων Βλιώρας, «Ημέρα μνήμης και τιμής. Καλαμπάκα: Πυρπόληση (18 Οκτωβρίου 1943) – Απελευθέρωση (18 Οκτωβρίου 1944)», Τα Μετέωρα, 900 (21.10.2011) 16 & Σπυρίδων Βλιώρας, Αθηνά Νικολογιάννη, «1943–1944: πυρπόληση–απελευθέρωση Καλαμπάκας», Τα Μετέωρα, 1266 (26.10.2018) 25.
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6. «Nuovi elementi emersi durante recenti restauri e da un attento studio dell’edificio hanno rivelato che la costruzione paleocristiana non è mai esistita e che l’edificio originario, dotato di pavimento a mosaico, risale probabilmente al IX–inizi del X secolo. Questo edificio del primo periodo bizantino sopravvive fino a oggi, con limitate ricostruzioni e modifiche dell’XI–XII e del XVI secolo, e con l’aggiunta dell’esonartece nel XVIII secolo. Lo studio (…) ha portato alla conclusione che l’iconostasi, il ciborio e l’ambone appartengono a un unico insieme databile intorno al 1100.» Vasiliki Sythiakaki-Kritsimalli, Sotirios Voyadjis, «Redating the Basilica of Dormition, Kalabaka, Thessaly», Jahrbuch der Österreichischen Byzantinistik, 61 (2011) 195–228:195.
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7. Σπυρίδων Βλιώρας, Μετεωρίτικες μονές: συμβολή στον απαιτούμενο και ευκταίο διάλογο, www.academia.edu/33262144, Καλαμπάκα ²2017.
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8. Σπυρίδων Βλιώρας, Το παλαίφατο καλαμπακιώτικο ναΰδριο των αγίων Νικολάου και Αντωνίου: η σχέση του με τη μετεωρίτικη μονή Αγίου Νικολάου Αναπαυσά και η ιστορική του πορεία, www.academia.edu/109345570, Καλαμπάκα ²2024.
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9. Σπυρίδων Βλιώρας, Γιαννάκης Σταθάκη Καλαμπάκας: νέα στοιχεία για έναν άγνωστο Καλαμπακιώτη κοτζάμπαση, www.academia.edu/115586059, Καλαμπάκα ²2024 & Σπυρίδων Βλιώρας, Αρχοντικό του Καλαμπάκα, Γιαννάκης Καλαμπάκας και επίγονοι. Η συμβολή των μελών της οικογένειας Καλαμπάκα στην ανακαίνιση και αγιογράφηση των ιερών ναών και ναϋδρίων της Καλαμπάκας, www.academia.edu/39768711, Καλαμπάκα ²2019.
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10. Σπυρίδων Βλιώρας, Το μικροτοπωνύμιο–εδαφωνύμιο–βραχωνύμιο Αγλίστρα Καλαμπάκας, www.academia.edu/108074423, Καλαμπάκα ²2023.
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11. Σπυρίδων Βλιώρας, «Η επανάσταση του 1854 στη Θεσσαλία και η μάχη της Καλαμπάκας», εφ. Τα Μετέωρα, 1557 (24.05.2024) 22–23, 1558 (31.05.2024) 21–22, 1559 (07.06.2024) 21, 1560 (14.06.2024) 21.
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12. Σπυρίδων Βλιώρας, Παπα–Θύμιος Βλαχάβας: Η προδομένη επανάσταση, www.academia.edu/45674427, Καλαμπάκα ²2021, σελ. 195.
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13. Σπυρίδων Βλιώρας, Από τον Ορφανοϊωάννη του 14ου αιώνα στον Αρφαντογιάννη τού σήμερα. Η “κεφαλή” Σταγών Θεόδωρος Ορφανοϊωάννης, www.academia.edu/87347191, Καλαμπάκα ²2022.
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14. Naturalmente, chi lo desidera potrà visitare questi luoghi anche da vicino.
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15. Σπυρίδων Βλιώρας, Ο αρχιτέκτονας Άρης Κωνσταντινίδης (επί τη ευκαιρία 110 ετών από τη γέννηση και 30 από τον θάνατό του) και το Ξενία Καλαμπάκας, www.academia.edu/123427924, Καλαμπάκα ²2023.
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16. Σπυρίδων Βλιώρας, Ερωτήματα για την τύχη του μεσαιωνικού πλινθοκεραμοποιείου Καλαμπάκας, www.academia.edu/80852055, Καλαμπάκα 2022.
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17. «Risultò che il vescovado possedeva (…) anche due impianti molitori sul fiume Salavrias, e un altro terreno da mulino vicino ai medesimi impianti, donato allo stesso vescovado da Himerios Throumpis.» Δημήτριος Σοφιανός, Η Επισκοπή Σταγών. Σύντομο ιστορικό διάγραμμα, Καλαμπάκα 2004, p. 85.
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18. Σπυρίδων Βλιώρας, Το λαγούμι / υπόγεια σήραγγα των κάστρων Τρίκκης και Σταγών(;), www.academia.edu/74536324, Καλαμπάκα ²2022 & Σπυρίδων Βλιώρας, Οι Σταγοί / Καλαμπάκα και τα Μετέωρα στην πρώιμη Τουρκοκρατία (κατάληψη / συνθηκολόγηση, νέο τοπωνύμιο, απογραφή 1454/55), www.academia.edu/88830042, Καλαμπάκα ³2022.
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19. A nord e a nord-ovest si trovavano numerosi altri accampamenti militari.
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20. Λάζαρος Αρσενίου, Καλαμπάκα: 3.000 χρόνια νεότητα, εκδ. Τα Μετέωρα, Καλαμπάκα 2015, σελ. 80–81.
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21. Stählin 2002 (Θεσσαλία), 222, υποσημείωση 82.
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22. «In una di esse si conservava ancora la stele, priva di decorazione, recante il nome Kletagora. Intorno agli scheletri furono raccolti vasi non dipinti, soprattutto fusiformi, chiodi, un’ascia, una lancia e coltelli di ferro, un disco, anelli, una punta di bronzo e alcune monete di bronzo.» Bulletin de Correspondance Hellénique (BCH), 44 (1920) 394.
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23. Σπυρίδων Βλιώρας, Ο μηχανικός Εβαρίστο ντε Κίρικο, ο ζωγράφος Τζιόρτζιο ντε Κίρικο, η Καλαμπάκα και τα Μετέωρα, www.academia.edu/3940273, Καλαμπάκα ²2019 & Σπυρίδων Βλιώρας, Το ιταλικό Ίδρυμα ντε Κίρικο και η Καλαμπάκα, www.academia.edu/39673178, Καλαμπάκα ²2019.
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24. Σπυρίδων Βλιώρας, Χριστόδουλος Χατζηπέτρος: ο πανταχού παρών βλάχος αγωνιστής, www.academia.edu/50963739, Καλαμπάκα ²2021.
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25. Σπυρίδων Βλιώρας, Παπα–Θύμιος Βλαχάβας: Η προδομένη επανάσταση, www.academia.edu/45674427, Καλαμπάκα ²2021, σελ. 195.
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26. Σπυρίδων Βλιώρας, «Ημέρα μνήμης και τιμής. Καλαμπάκα: Πυρπόληση (18 Οκτωβρίου 1943) – Απελευθέρωση (18 Οκτωβρίου 1944)», Τα Μετέωρα, 900 (21.10.2011) 16 & Σπυρίδων Βλιώρας, Αθηνά Νικολογιάννη, «1943–1944: πυρπόληση–απελευθέρωση Καλαμπάκας», Τα Μετέωρα, 1266 (26.10.2018) 25.
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27. Σπυρίδων Βλιώρας, Το παλαίφατο καλαμπακιώτικο ναΰδριο των αγίων Νικολάου και Αντωνίου: η σχέση του με τη μετεωρίτικη μονή Αγίου Νικολάου Αναπαυσά και η ιστορική του πορεία, www.academia.edu/109345570, Καλαμπάκα ²2024.
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28. Σπυρίδων Βλιώρας, Ναΰδριο αγίου Αθανασίου Καλαμπάκας, www.academia.edu/3896768, Καλαμπάκα ²2019.
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29. Σπυρίδων Βλιώρας, «Η περιπέτεια μιας ανήλικης Καλαμπακιώτισσας (1948–1949): βιβλιοπαρουσίαση», www.vlioras.gr, 17.03.2019.
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30. Σπυρίδων Βλιώρας, Ναΰδριο αγίου Γεωργίου Σοποτού Καλαμπάκας, www.academia.edu/3896768, Καλαμπάκα ²2019.
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31. Ibid.
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32. Σπυρίδων Βλιώρας, Γιαννάκης Σταθάκη Καλαμπάκας: νέα στοιχεία για έναν άγνωστο Καλαμπακιώτη κοτζάμπαση, www.academia.edu/115586059, Καλαμπάκα ²2024 (≈Θεσσαλικό Ημερολόγιο, 85 (¹2024) 335–353 & 86 (¹2024) 305–319).